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DONNE E COSTITUZIONE. LA LUNGA STORIA DEL RICONOSCIMENTO DEI DIRITTI DELLE CITTADINE. 1 PUNTATA

di Annamaria Barbato Ricci –

DELLA PAROLA “DONNE”, NEL TESTO CHE RESSE IL REGNO D’ITALIA NON SE NE FACEVA CENNO NEANCHE PER ISBAGLIO. L’ESORDIO FEMMINILE ALLE URNE FU COL REFERENDUM ISTITUZIONALE; GIÀ NEL 1929 IL RE DELL’AFGHANISTAN AVEVA CONCESSO IL VOTO ALLE DONNE. NEL 1869, LE DONNE INGLESI OTTENNERO IL VOTO MUNICIPALE E QUELLO POLITICO NEL 1918; E COSÌ TUTTI I PAESI SCANDINAVI, A COMINCIARE DALLA FINLANDIA NEL 1906. IL DIRITTO AL VOTO FU RICONOSCIUTO ALLE DONNE ITALIANE COL DECRETO LUOGOTENENZIALE N. 23 DEL 1 FEBBRAIO 1945, SU PROPOSTA FIRMATA DA DE GASPERI E TOGLIATTI. IL 2 GIUGNO ’46 SI RECARONO A VOTARE 12 DEI 14 MILIONI DI ELETTRICI, L’89,2% DELLE AVENTI DIRITTO, RIGOROSAMENTE SENZA ROSSETTO. E REPUBBLICA FU.

Forse ai più sfugge, perché ha fatto parte sin dalla nascita del proprio humus quotidiano, che c’è una legge madre di tutte le leggi che da sudditi ci ha trasformato in cittadini e, soprattutto, in cittadini consapevoli: la Costituzione.

Essa, come proprio una mamma, ci ha partoriti, maieuticamenteestraendoci da un popolo che fino ad allora, vigente dal 4 marzo 1848 lo Statuto Albertino, poi mutuato al Regno d’Italia nel 1861, era retto da un Re-padre-padrone, le cui prerogative erano sancite minuziosamente da questo Statuto, che aveva la caratteristica di essere ottriato (alias concesso dal Sovrano, imposto a scatola chiusa).

Per questo motivo di concessione dall’alto, esso aveva un approccio del tutto egocentrico, e, dunque, solo 9 dei suoi 73il momento storico del varo della Costituzione Italiana articoli erano dedicati a stabilire i diritti/doveri degli italiani dell’epoca.

Che non erano i citoyens forgiati dalla Rivoluzione Francese, bensì dei sudditi, con qualche vantaggio dipendente dal censo, ma nulla di più.

Gli altri 64 articoli del testo slalommeggiavano fra privilegi e prerogative del Sovrano (e famiglia) ed il disegno di un’organizzazione parlamentare statica e classista. E pensare il lungo, difficile cammino di conquista del voto. Suffragetta arrestatache, in un colpo solo, la Costituzione della Repubblica italiana ha riconosciuto lo status di cittadinanza piena ad oltre una metà della popolazione, quella femminile.

Infatti, della parola “donne”, nel testo che resse il Regno d’Italia (e, ancor prima, quello di Piemonte e Sardegna) non se ne faceva cenno neanche per isbaglio; anzi, essa forse veniva alla ribalta per esclusione, una specie di fantasma dell’opera, perché l’elettorato attivo e passivo si focalizzava sui maschi sia nello Statuto (che Carlo Alberto rifiutò recisamente di appellare Costituzione) sia nelle leggi elettorali ad esso collegate.

L’esordio femminile alle urne fu, come è noto, col Referendum istituzionale; si pensi che, tanto per fare un esempio, già nel 1929 il Re dell’Afghanistan aveva concesso il voto alle donne. Nel 1869, le donne inglesi ottennero il voto municipale e quello politico nel 1918; in tutti i Paesi scandinavi, a cominciare dalla Finlandia nel 1906, le donne conquistarono l’elettorato attivo fra il 1910 ed il 1924.il voto femminile... Tant’è che in Norvegia, dove le donne sovente partecipano ai più alti livelli della politica, un bambino ha domandato alla madre: "In questo Paese anche un uomo può diventare capo del governo?".

Il primo Paese dove le donne hanno ottenuto il diritto di voto è la Nuova Zelanda nel 1894, e le prime donne a sedere in Parlamento furono le finlandesi nel 1907. La prima donna la governo fu la polacca Irena Kosmowska che nel 1918 divenne sottosegretario per gli Affari sociali. La prima donna ministro fu la danese Nina Bang, responsabile dell'educazione dal 1924 al 1926. La prima donna capo di governo fu nel 1960 la ceylonese Sirimavo Bandaranaike. La prima capo di Stato fu Isabel Martìnez de Peròn, che ascese alla presidenza quando morì il marito nel 1974. Corazòn Aquino delle Filippine nel 1986 divenne la prima presidente eletta direttamente dal popolo.

Fanalini di coda per il loro oscurantismo son stati il Portogallo e la Svizzera, i cui uomini si arresero alla concessione solo nel 1972.

il suffragio femminile. Per la prima volta le donne accedono alle urneIn Italia, dopo il varo del suffragio universale maschile, poco prima della scoppio della Prima Guerra mondiale, si stava cominciando a titillare/paventare l’idea dell’estensione del voto alle donne (sotto la spinta delle suffragette, considerate dalla platea maschile come dei fastidiosi tafàni o, comunque, delle attaccabrighe).

Solo dopo il tunnel della Seconda Guerra Mondiale, le donne italiane ottennero il diritto di voto e si varò il suffragio universale per tutti gli ultra 21enni.

Geneticamente “regnicole” senza aver potuto godere di quei minimi diritti concessi agli uomini, moltissime fra le neo-elettrici optarono per la monarchia. Il diritto al voto fu loro riconosciuto col Decreto Luogotenenziale n. 23 del 1 febbraio 1945, su proposta firmata da De Gasperi e Togliatti. Il 2 giugno ’46 si recarono a votare 12 dei 14 milioni di elettrici, l’89,2% delle aventi diritto, (rigorosamente senza rossetto, pena l’invalidazione della scheda per il rischio di una macchia fraintesa come segno di riconoscimento). Ovunque, tranne che a Milano, Savona e Trento, le donne, che rappresentavano il 53% dell’elettorato, votarono in maggior numero rispetto agli uomini.suffragette impegnate nella battaglia per il diritto al voto

Senza rinverdire le polemiche sui brogli che ci portarono ad un passo da una nuova guerra civile, Repubblica fu. Si procedette, indi, al secondo step: dotare il neonato Stato di una propria originale Carta Costituzionale.

Una Carta Costituzionale che, finalmente, fosse neutra, ovvero in grado di tutelare i diritti e prevedere i doveri di uomini e donne.

Un punto di approdo, dopo un cammino aspro e faticoso, partito 85 anni prima e che aveva conosciuto tre tappe: dal suffragio maschile per censo – che restringeva moltissimo i votanti, un’élite di maggiorenti contraddistinti sui documenti d’identità dalla dicitura “possidente” - a quello universale a metà, ossia solo per i maschi, anche analfabeti (quello che elevò, ad esempio, i tanti pastori e agricoltori sardi, ancora immersi nelle brume di un feudalesimo di fatto, ad un rango di “persone”, capaci di esprimere un voto riguardo ai rappresentanti dei propri E' nata la Repubblica Italiana. L'esito del Referendum del 2 giugno 1946interessi), fino al vero suffragio universale, modificato, alcuni lustri dopo, con la concessione del voto ai diciottenni.

fine 1^ puntata

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08 / 03 / 2010





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