Di nucleare si muore. E non solo in Francia di Stefania Paradiso *
Ieri è scoppiata la fornace dell'impianto di Marcoule, vicino ad Avignone. La paura è arrivata, vista la prossimità geografica, anche in Piemonte e Liguria. Greenpeace ha chiesto “trasparenza totale e immediata”. “Le alternative energetiche esistono, è tempo di uscire dal nucleare”, ha detto Eva Joly, la candidata dei Verdi all’Eliseo.
(UMDI UNMONDODITALIANI) Un operaio è morto. Quattro sono feriti, di cui uno in condizioni gravi. Non è molto importante se si legge che non c’è pericolo di fuga radioattiva. Lo dicevano anche di Fukushima. E dalla catastrofe giapponese sono passati solo sei mesi. Non importa nemmeno quanto vicino o lontano sia dall’Italia. Il problema è che il nucleare, che tanto continuano a paventare come sicuro e innocuo, continua a far vittime. Non solo immediate ma anche future per via delle scorie che non si smaltiscono nel caso una fuga ci fosse davvero. Ma quante vittime ci devono ancora essere? Ieri è scoppiata la fornace dell'impianto di Marcoule, vicino ad Avignone. La paura è arrivata, vista la prossimità geografica, anche in Piemonte e Liguria.
“Non c'è alcun motivo di preoccuparsi. Non ci sono fughe radiologiche”, all’interno e all’esterno del sito, ha detto il ministro francese dell’Ecologia, Nathalie Kosciusko-Morizet, che si è recata sul luogo dell’incidente per “rassicurare il personale e la popolazione locale”.
L’esplosione è avvenuta nell’impianto Centraco di Codolet, all’interno di un edificio contenente una fornace per la fusione delle scorie tossiche, attiva dal 1999. All’esplosione, è seguito un incendio, poi domato. L’Autorità di sicurezza nucleare (ASN), che aveva dichiarato lo stato di emergenza, ha fatto rientrare l’allarme intorno alle 16:00. “Non c’è stata alcuna fuoriuscita chimica o radioattiva e non c’è alcun rischio di fuga. Il locale nel quale si trova il forno è rimasto integro”, ha spiegato la Socodei, la società che gestice l’impianto, filiale di EDF.
Stesse rassicurazioni dal ministero dell’Energia, l’ASN, dal Commissariato all’energia atomica, dal gestore del sito nucleare di Marcoule, da cui dipende il centro di trattamento delle scorie di Codolet, nel quale lavorano circa 250 persone. “È un incidente industriale, non un incidente nucleare”, ha insistito un portavoce di EDF.
Greenpeace ha chiesto “trasparenza totale e immediata”. “Le alternative energetiche esistono, è tempo di uscire dal nucleare”, ha detto Eva Joly, la candidata dei Verdi all’Eliseo.
Marcoule è un sito per la gestione di scorie nucleari, che non contiene alcun reattore.
La centrale di Marcoule è stata la prima centrale nucleare francese, nella Linguadoca-Rossiglione. La centrale possiede 3 reattori Ungg da 79 MW totali. È stata la prima centrale nucleare francese, nello stesso sito esiste anche un altro reattore (il Nø1) costruito dal 1955 al 1956 da soli 2 MW e non utilizzato per la produzione elettrica. La centrale fa parte del più ampio sito nucleare Marcoule, un'istallazione industriale gestita da Areva e dal Cea. A Marcoule furono costruiti i reattori nucleari a uso militare per le ricerche destinate alla costruzione della bomba atomica francese.
Il problema è che il nucleare richiama troppi orrori, dai più vecchi come Chernobyl, a quelli più recenti come Fukushima. Sembra che di nucleare si muore, se non subito, dopo, con le scorie, le malformazioni, le malattie, i tumori. E se le alternative esistono, perché non utilizzarle?
*stagista per conto dell’Università Roma Tre
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13 / 09 / 2011
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