DAL BELGIO A CERCEPICCOLA. DONATO MASTROPIETRO RICORDA QUEL 1956 CHE LO PORTO’ LONTANO DAL MOLISE E DALL’ITALIA. <Era un giorno triste, quella fredda mattinata dell'inverno 1956, rivedo il dolce sorriso della nonna, le lacrime che scorrevano sul viso pallido e rugoso, i parenti gli amici abbracciandoci ci auguravano un felice viaggio. La sera precedente salii sopra la fontana e, rivolgendomi ai compagni con l'ingenuità di un bambino di undici anni, gridai " adesso vi lascio domani vado in Belgio" non
mi rendevo conto che stava iniziando per me lo strazio dell'espatrio>. Comincia con queste parole, intrise del ricordo struggente di un viaggio che è rimasto scolpito nel cuore e nell’anima, il racconto di Donato Mastropietro, Presidente dell’Associazione Campomolise, che abbiamo incontrato di recente a Bedford, England, in occasione del Congresso della FEAM, la Federazione Europea delle Associazioni Molisane. <Appena arrivati in terra straniera – prosegue il racconto di Matropietro - fui colpito dal contrasto; addio verde pianura, colline alberate del mio paesello, colline nere di terra e rifiuti di carbone circondavano le squallide miniere, cielo grigio e nuvoloso sempre disposto a piovigginare, il sole un ospite gradito ma troppo raro la gente si esprimeva in una lingua strana da me sconosciuta, improvvisamente mi misi a piangere disperatamente mentre i miei genitori tentavano invano di consolarmi, non piangere senza motivo! Di solito il motivo erano le "mazzate"(cioè le botte). Al dispiacere e alla tristezza dell'allontanamento si aggiunsero, pochi mesi dopo, l'angoscia e la paura. L'emigrazione non desiderata tormentò la mia infanzia creando nel mio animo confusione e malumore, ricordi amari, e sentimenti esagerati d'odio-amore e un pizzico di rancore verso la madre Patria e la mia famiglia. Questi ricordi affioravano nei miei pensieri durante le numerose manifestazioni del cinquantenario dell'emigrazione italiana in Belgio, e recandomi al paese dopo un'assenza d'alcuni anni incontrai il Sindaco, Dr Vincenzo Reale e impulsivamente gli chiesi se era al corrente di questa ricorrenza e se si preoccupava dei suoi immigrati. Il resto è noto a tutti: è stato il regalo più bello del nostro paese, la delegazione che si è recata in Belgio come in pellegrinaggio, nella terra in cui viviamo, nelle nostre case, regalandoci giorni di gioia e di felicità, cicatrizzando con l’attesa presenza le ferite del passato; i partecipanti hanno compiuto un atto di umanità verso coloro che sacrificarono la loro vita nelle miniere di carbone per dare ai loro figli un avvenire migliore, e reso omaggio a tutta quella brava gente costretta a emigrare per disperazione. Anche se i veri protagonisti sono quasi tutti venuti a mancare, l'omaggio del paese va dedicato a loro, mentre a coloro che affrontarono un viaggio faticoso per essere presenti in quel periodo memorabile, va l'immensa riconoscenza degli emigrati residenti in Belgio. Ma se tutto ciò è stato possibile lo dobbiamo al nostro Sindaco, una persona sensibile e umana che dopo avere rappacificato il paese si è guadagnato la stima dei suoi coetanei all'estero. Spesso udivo una frase esagerata che non condividevo "quando vai al paese ti senti un forestiero, c'è una certa freddezza, a stento ti salutano, meglio andare altrove". Non è così, perché oggi gli emigranti vengono volentieri in Italia, nel Molise, a Cercepiccola, contenti di ritrovarsi in un ambiente amico felici di partecipare alle manifestazioni estive. Per alcuni il paese è un po' la propria famiglia e vorrei che quest'armonia la ritrovino tutti i Cercepiccolesi sparsi per il mondo. Come Cercepiccolese, e fiero di esserlo, dedico questa armonia a tutti i figli di Cercepiccola sparsi per il mondo e porgo i migliori auguri a questa giovane e brava amministrazione>.
02 / 07 / 2008
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