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BRACCIANTE RUMENO MORTO TRA I POMODORI, NELL’INDIFFERNZA GENERALE, A CAMPOMARINO (CB) IN MOLISE.

E' di un bracciante romeno Radu Gheorche, di 35 anni il corpo ritrovato nel pomeriggio di martedì nei campi di Nuova Cliternia, in una zona isolata di Campomarino. La sua morte risalirebbe a molte ore prima. Il cadavere è stato rinvenuto nel pomeriggio di martedì 29 luglio in una zona isolata. Il ritrovamento è stato fatto da alcuni passanti che percorrevano l’arteria stradale costeggiando un campo

(foto di repertorio)

coltivato a pomodori.

Hanno avvisato le forze dell’ordine e il servizio ambulanze. Radu Gheorche aveva 35 anni ed era di nazionalità romena. Aveva un regolare permesso di soggiorno e viveva a Torremaggiore (Foggia). Era venuto in Italia per lavorare come bracciante nelle campagne. Il suo decesso risalirebbe alla mattinata di martedì 29 luglio. Probabilmente ha avuto un malore, magari dovuto al caldo eccessivo, ma il magistrato di Larino, informato della vicenda, ha ordinato l’autopsia, anche se da una prima ispezione cadaverica non risulterebbero segni di violenza sul corpo dell'uomo. Rimane il fatto che il giovane straniero era nei campi per lavorare insieme con molti altri lavoratori, pure stranieri, impegnati nella raccolta dei pomodori, che non si sarebbero accorti di nulla. Gli interrogatori stanno andando avanti nella caserma dei carabinieri di Campomarino dove è in corso un continuo via vai. Sembra che ci siano già tre persone iscritte nel registro degli indagati con l'accusa di omissione di soccorso. Intanto sul campo polveroso e arido di contrada Cocciolete resta un lenzuolo bianco, guanti in lattice usati dagli operatori per la rimozione del cadavere, e una bottiglia di birra vuota. Povero Gheorghe, un sorso per placare la sete, per sedare la fatica, per rinfrescarsi. L’ultima birra della sua vita. Probabilmente è stato un malore, sotto il sole cocente, a causare l’arresto cardiaco, ma gli inquirenti indagano per capire se, al momento della morte, Radu Gheorghe era solo o se con lui c'erano altri lavoratori che lo hanno lasciato morire senza soccorrerlo. L’episodio ha scosso la piccola comunità molisana ed è arrivato persino nell’Aula del Consiglio Regionale. Michele Petraroia, dei Ds, si è fatto promotore di una interrogazione urgente all’Assessore Regionale al Lavoro, sottoscritta anche dai consigliere di Rifondazione, Comunisti Italiani, Italia dei Valori, Socialisti e PD. “Un episodio raccapricciante. – scrivono - Un uomo di 35 anni, probabilmente morto dalla mattina mentre lavorava nei campi, è stato ritrovato morto sul ciglio della strada il pomeriggio da un passante. Sono centinaia in questi giorni gli immigrati addetti alla raccolta provenienti in gran parte dalla Puglia dove risiedono in locali di fortuna. Un moderno sistema di caporalato li costringe per poche decine di euro a giornata a sopportare ritmi pesantissimi in condizioni climatiche proibitive. Molti di loro sono facilmente ricattabili perché clandestini. Altri hanno un disperato bisogno di guadagnarsi qualcosa per sopravvivere. Ed è anche grazie al sacrificio disumano di queste persone che si regge la nostra economia. Radu Gheorche, rumeno di 35 anni, è solo l’ultima vittima di una catena di sfruttamento che lascia insensibili i suoi compagni che non lo soccorrono in tempo e la sua morte sul lavoro è derubricata ad incidente o infarto e scivola via scomparendo nel nulla. Nemmeno una vita spezzata ferma la società a riflettere sulla dignità negata, sui diritti elementari violati e sull’indifferenza che si afferma di fronte a istituzioni inermi o tutto al più alle prese con provvedimenti persecutori verso gli immigrati”. E di immigrazione collegata al fenomeno dell’emigrazione si è parlato solo l’altra sera a Macchia Valfortore, dove il prof. Norberto Lombardi e la dr.ssa Palmina Cappussi hanno ricordato le umiliazioni, le ingiustizie, le violazioni di ogni diritto cui hanno dovuto sottostare gli emigrati italiani tra la fine dell’800 e la seconda guerra mondiale.


30 / 07 / 2008





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