Bojano: il torrente Rio Bottone si alzato di due metri. Rischio esondazione segnalato dalla Falco

di Sabina e Franco Iadarola

Pericolo di esondazione del torrente nel quale affluiscono tutti i corsi d’acqua provenienti dal massiccio del Matese e soprattutto dai comuni di Roccamandolfi, Castelpetroso, Macchiagodena, Santa Maria del Molise e Spinete. Occorre un impegno fattivo per scongiurare catastrofi come quelle recentemente avvenute sul territorio nazionale. A rischio il tratto dalla confluenza del fiume Callora nel Rio Bottone al ponte della Fiumara

(UMDI – UNMONDODITALIANI) Si è alzato di due metri l’alveo del Rio Bottone (nel quale affluiscono tutti i corsi d’acqua provenienti dal massiccio del Matese e dai comuni di Roccamandolfi, Castelpetroso, Macchiagodena, Santa Maria del Molise e Spinete) e le piogge intense di questi giorni potrebbero farlo esondare. Lo denuncia la Falco, la prima e più importante associazione ambientalista del Molise, che ha scritto al Prefetto di Campobasso, al Presidente della Regione Molise, al Presidente della Provincia di Campobasso e al Sindaco del Comune di Bojano, chiedendo l’intervento urgente, a ogni soggetto istituzionale per le proprie competenze, per la manutenzione del Torrente Rio Bottone. “Bojano – si legge nella missiva a firma del presidente del sodalizio, Giovanni Marro - è uno dei comuni particolarmente esposti a fenomeni alluvionali per le sue caratteristiche idrogeologiche. In particolare, la presenza del torrente Rio Bottone, nel quale affluiscono tutti i corsi d’acqua provenienti dal massiccio del Matese e soprattutto dai comuni di Roccamandolfi, Castelpetroso, Macchiagodena, Santa Maria del Molise e Spinete, per un totale di circa 205 km, espone la piana di Bojano alla possibilità di grossi fenomeni di inondazione soprattutto per la mancata manutenzione degli alvei da parte degli organi preposti, richiesta più volte da questo Sodalizio. Infatti, per la mancata manutenzione, l’alveo del Rio Bottone si è alzato di circa due metri rispetto ai lavori effettuati negli anni 70/80. Quegli interventi fecero confluire altri due torrenti nel Rio, per evitare l’allagamento di Bojano, che all’epoca si verificava di frequente. Quindi, onde evitare il ripetersi delle esondazioni accadute nell’inverno scorso, già oggetto di nostre segnalazioni (di cui si allega copia), si richiede un impegno fattivo riguardo ad azioni preventive atte a scongiurare catastrofi del tipo di quelle recentemente avvenute sul territorio nazionale, predisponendo un piano idoneo di emergenza, che prevede la pulitura dei detriti accumulatisi nel tempo soprattutto nel tratto che va dalla confluenza del fiume Callora nel Rio Bottone al ponte della Fiumara (si allega mappa dettagliata)”. E l’associazione fondata da Saverio Perrella chiude con un avvertimento che pesa parecchio sulle competenze istituzionali, se non sulle coscienze, precisando di attendere “un riscontro urgente, onde non doversi ritrovare a commentare fatti di cronaca che si potrebbero verificare”.

QUANDO TUTTE LE CASE DI BOJANO AVEVANO GLI STIVALONI SULL'USCIO

Insomma, il dado è tratto. Tutti lo pensavano, ma c’è voluta la Falco per mettere nero su bianco e richiamare la politica e le istituzioni alle proprie responsabilità. Vedremo quali saranno gli interventi che saranno messi in atto per assolvere a quella mancata manutenzione che potrebbe avere conseguenze nefaste per un territorio avvezzo agli allagamenti. I più anziani, infatti, ricordano ancora quando ogni casa di Bojano teneva un paio di stivaloni alti sopra il ginocchio sempre pronti sull’uscio di casa per quando il Callora o il Biferno esondavano. Bojano, infatti, veniva chiamata la Venezia del Sud, oltre che la Pianura Padana Sannita, per i banchi di nebbia che sostavano costantemente sulla vallata ricchissima di acque. Non per niente i Sabelli l’avevano scelta per fondare la loro capitale!

06 / 11 / 2018

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