Banche protette dalla politica: da Pirandello a Nievo, Giulio de Jorio Frisari alla convention Umdi di Bojano

di Giuseppe Priolo

Prestiti non garantiti, debitori protetti dalla politica, che non restituiranno mai il capitale. Il modo più semplice per far fallire una banca e per trarne vantaggio era stato focalizzato già da Pirandello quello che poi le cronache hanno riproposto per le tristi vicende Banca Etruria, Popolare Vicenza e così via. La vita dello scrittore di Girgenti, nella etimologia ellenica di Ghirghenti, oggi Agrigento, ripercorsa a Bojano dal De Jorio, visiting professor dell’Università di Tessalonica, dalla relazione tormentata con la moglie che fu ricoverata in un ospedale psichiatrico fino all’adesione al fascismo nel 1925. Nel romanzo paga solo un piccolo debitore, che ha commesso la leggerezza di prelevare a nome di chi era il vero frodatore. Ippolito Laurentano e suo fratello Cosmo, protagonisti de I vecchi e i giovani. (LA PRIMA DELLE RELAZIONI, SEGUONO GLI ALTRI INTERVENTI)

(UMDI – UNMONDODITALIANI) Successo oltre ogni aspettativa per la convention “L’attualità della Maschera”, che si è tenuto nella Sala Universitaria del Palazzo Colagrosso a Bojano, per ricordare i 150 anni della nascita di Luigi Pirandello, lo scrittore nato a Girgenti nel 1867. Famose le sue opere letterarie, tra le quali “Il fu Mattia Pascal”, “I vecchi e i giovani” e “Uno, nessuno e centomila”, romanzo psicologico, il cui protagonista è Vitangelo Moscarda. Nell’incontro di fine aprile, organizzato dal quotidiano internazionale, Un mondo d’Italiani, in collaborazione con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, in memoria di Gerardo Marotta, scomparso lo scorso gennaio e il Centro Studi Agorà, si sono ripercorse le tappe più importanti dello scrittore siciliano: dalla relazione tormentata con la moglie, che fu ricoverata in un ospedale psichiatrico, fino all’adesione al fascismo nel 1925. Pochi anni prima di morire, nel 1934, Pirandello ricevette il Premio Nobel per la letteratura, per il rinnovamento apportato al mondo del teatro. Note, infatti, anche le sue opere teatrali come “Sei personaggi in cerca d’autore”, andata in scena per la prima volta nel 1921. L’opera ebbe successo solo anni dopo la prima rappresentazione. Nel simposio letterario, che si è svolto lo scorso 27 aprile 2017 con doppio appuntamento, uno riservato alle classi quinte dell’IISS Istititui Scolastici Superiori di Bojano e uno, nel pomeriggio, aperto al pubblico, hanno partecipato esperti e accademici di fama: prof. Giulio de Jorio Frisari, rappresentante dell’Istituto per gli Studi Filosofici che ha moderato l’incontro; prof. Giorgio Patrizi, docente Unimol, Università del Molise, con l’intervento “L’antiromanzo”. il prof. Giuseppe Pardini, con l’intervento “Pirandello tra politica e fascismo”, nel quale ha svelato tratti nascosti della vita dello scrittore di Girgenti, il direttore del quotidiano internazionale Un mondo d’Italiani, prof.ssa Mina Cappussi, docente Università Roma Tre. Meno nota è l’attività pittorica di Pirandello, rimasta velata al pubblico.

“Placido Sciaralla – l’intervento del prof Giulio De Jorio Frisari - è il comandante di un manipolo di guardie private del principe Ippolito Laurentano. Il nobile si è rinchiuso nella sua tenuta di Valsania dopo l'annessione della Sicilia nel 1860 ed ha vestito in uniforme borbonica i suoi custodi. E' questa la scena principale con cui ci si offre il grande romanzo storico di Pirandello, “I vecchi e i giovani” pubblicato in versione definitiva nel 1913. A contrasto il fratello, don Cosmo Laurentano, vive nell'altra tenuta di famiglia, Kolymbetra protetto da un fido e fortissimo soldato, Mauro Mortara, che è custode delle memorie del padre dei due nobili, il principe Gerlando Laurentano, che era stato tra i nobili liberali del 1848. Nel contrasto tra i mondi dei due fratelli vive la dimensione paradossale dell'Italia all'altezza dello scandalo della Banca Romana del 1892. Al grottesco delle brigate di Valsania fa fronte l'esaltazione nostalgica e delirante, aggressiva e generosa di Mauro Mortara. Tra di esse l'Italia della corruzione sullo sfondo e nella memoria la dimensione filologica della arcaica Ghirghenti luogo di ruderi, reperti, reliquie filologiche, etimologiche: un orizzonte ellenico intangibile ed irreale. Sembra che Pirandello, piuttosto che riprendere le torbide dimensioni dei Vicerè di De Roberto, possa essersi ispirato ai tropi del capolavoro di Ippolito Nievo, “Le confessioni di un italiano””.

“Anche lì abbiamo un mito: la Venezia medievale, del basso medioevo – ha proseguito il docente universitario Frisari - con i nomi chiarissimi di Enrico Dandolo e di Francesco Falerio. Anche lì il mito è vivo nelle immagini della Grecia, ma rigenerato dalla rivoluzione Greca del Risorgimento Ellenico. Questo aspetto apre ad uno scenario ottimistico. Tra i due capolavori corrono circa 50anni, possiamo dire proprio 50 se calcoliamo le prime uscite su rivista del romanzo del girgentino. In quei 50 anni è cresciuta, ha preso il potere e si è estinta la generazione dei Mille, propria di Ippolito Nievo, che era del 1831 e dunque sarebbe stato ultra ottuagenario, come il suo eroe antieroe narratore, Carlino Altoviti proprio nel 1913. Quella dei Mille è una generazione che in parte ha tradito gli ideali a cui aveva aderito Crispi, Nicotera, De Pretis i garibaldini che hanno ceduto alle corruzioni, coperto le malefatte di turpi esponenti della mafia, che hanno malversato nelle casse del Banco di Sicilia e frodato in quelle della Banca Romana. Nel romanzo la frode è quella semplice ed attuale: prestiti non garantiti, debitori protetti dalla politica, che non restituiranno mai il capitale. Il modo più semplice per far fallire una banca e per trarne vantaggio: si sa che è interesse dei grandi debitori il fallimento delle banche in modo che non dovranno mai più restituire il prestito (si leggano oggi le cronache di Banca Etruria, Popolare Vicenza e così via). Nel romanzo paga solo un piccolo debitore, che ha commesso la leggerezza di prelevare a nome di chi era il vero frodatore”. “Ne “I vecchi e i giovani” – è entrato nel vivo l’intervento di Giulio Frisari, visiting professor dell’Università di Tessalonica - la contrapposizione tra il nipote del liberale principe Gerlando Laurentano che si chiama Landino Laurentano e Flaminio Salvo è significativa, Flaminio Salvo è figura per l'imprenditore avido e spietato. Conta solo il successo con il capitale, l'essere vincenti. Una ideologia, quella liberista e ipercapitalista del Salvo, che condanna Dianella, la figlia di Flaminio alla schizofrenia. Landino si rende protagonista e capo dei celebri moti dei Fasci siciliani, le proteste dei braccianti contro le usurpazioni del governo, sperando in una forza liberatoria generata dal basso. Assisterà inerme alle efferatezze, alle esaltazioni che le rivolte genereranno, annientando gli ideali e facendo emergere solo la ferocia e il nulla. Il più fedele alle idee di rigenerazione che il Risorgimento aveva generato, Mauro Mortara, morirà paradossalmente ucciso dalla guardie regie, mentre cercava di aiutarle a sedare le violenze del popolo ribelle e facinoroso. Eppure all'origine Mortara non sa che il vecchio principe Lando Laurentano aveva aderito per spirito di separatismo alla spinta del ‘48. Dunque, sotterranei equivoci incrinavano le fasi risorgimentali. Al tropo delle squadre di soldati borbonici e alle fanfare e manifestazioni che esse esibiscono al comando di Placido Sciaralla in Nievo si ha corrispondenza nelle “cernide”, le squadre dei feudali del Friuli, a Fratta comandate dal grottesco capitano Sadracca. E' una sequenza che presenta molte corrispondenze in Pirandello che ha certamente subito l'influenza del tipo donchisciottesco di Sandracca. La Venezia eroica di Lepanto del 1571, come quella di Dandolo del Tredicesimo secolo, sta alla mitica Ghirghenti della fase preitalica. Alle lotte dei giovani nelle “Confessioni di un italiano” corrisponde la disperazione dei giovani nei “Vecchi e i Giovani”, al degrado della patria preunitaria Venezia in Nievo corrisponde il degrado della non patria Italia in Pirandello. Le incomprensioni tra i vecchi lottatori per l'Unità in Nievo e i giovani sbandati da tante aspirazioni disordinate, che però in molti casi si sublimano nei nuovi moti internazionali, quelli greci e quelli sudamericani. Le incomprensioni tra i vecchi e i giovani in Pirandello sono generate dalla corruzione dei vecchi, che sono proprio corrispondenti come generazione o fasci generazionale ai “giovani” del romanzo di Nievo, “Le incomprensioni””. A seguire gli interventi degli altri relatori, in esclusiva qui sul quotidiano Un Mondo d'Italiani.

11 / 05 / 2017

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