Alzheimer: parlare le lingue protegge dalla malattia

di Federica Notte

Chi parla due o più lingue si preserva dal rischio dell’Alzheimer. Nelle aree tipicamente colpite dalla malattia, i pazienti bilingue hanno un grado minore di attività del metabolismo cerebrale, a indicare che la malattia procederebbe addirittura più velocemente e sarebbe più avanzata che negli altri.

(UMDI – UNMONDODITALIANI) Parlare più lingue ritarda l’Alzheimer. È quanto osservato da tempo dai ricercatori dell’Ospedale e dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Analizzando un gruppo di pazienti, in totale 85 persone, cui era stato diagnosticato il morbo di Alzheimer da circa tre anni, si è evidenziato che metà di loro è di lingua madre italiana, residente a Milano, l’altra metà, originaria dell’Alto Adige, parla sia italiano sia tedesco. Inoltre, il gruppo delle persone bilingui era in media cinque anni più vecchio di quelle dei monolingue.

La malattia avanza velocemente nelle persone che parlano una sola lingua I ricercatori hanno esaminato i partecipanti allo studio anche con una particolare tecnica di imaging, la Fdg-Pet, che permette di misurare sia l’attività del cervello, sia le connessioni tra diverse strutture e aree. La prima osservazione emersa è che, come già mostrato anche in altri studi, nelle aree tipicamente colpite dalla malattia, i pazienti bilingue hanno un grado minore di attività del metabolismo cerebrale, a indicare che la malattia procederebbe addirittura più velocemente e sarebbe più avanzata che negli altri.

Educazione e istruzione La teoria è che in qualche modo l’educazione e l’istruzione costituiscano un capitale che consente di aggirare o fare fronte in modo migliore ai danni che la malattia provoca nel cervello. L’idea si fonda non sul dato che le persone con un più alto grado di istruzione e cultura sembrano ammalarsi più tardi, o presentare all’inizio sintomi meno gravi, ma anche su quello emerso in studi fatti con l’autopsia di anziani malati o no di Alzheimer: non sempre i danni nel cervello corrispondono al grado di decadimento cognitivo che presentavano in vita.

15 / 02 / 2017

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