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ACQUAVIVA COLLECROCE FESTEGGIA SANT’ANTONIO ABATE

di Gianluca Ricciardi –

GRANDE FESTA NEL PICCOLO BORGO MOLISANO, DI MATRICE CROATA, LA SERA DEL 16 DI GENNAIO IN ONORE DI SANT’ANTONIO ABATE. L’ANTICA TRADIZIONE DEL FUOCO SANTO E LA RAPPRESENTAZIONE DELL’ARRIVO DEL SANTO CHE PORTA LA FORTUNA E CANTA E BALLA E BANCHETTA CON LA POPOLAZIONE.

La festa di Sant’Antonio, ad Acquaviva Collecroce, in provincia di Campobasso (Molise), è cosa di una decina di anni. Infatti, la tradizionale vigilia era appannaggio di Castelmauro (che dista alcuni chilometri) che ne ricorda i fasti da secoli.

La popolazione di “Kruc” (nome croato del paese) ha però voluto in un certo senso aderire a questa devozione per uno dei santi più amati realizzando a modo proprio quella che può essere definita un’autentica festa. Quella del “Fuoco Santo” si mischia ad un altro avvenimento che andava in scena in precedenza, sempre per onorare la memoria di Sant’Antonio. «Nei secoli passati – ci racconta Walter D’Amicantonio - forse proprio agli albori dell’insediamento croato, verso la fine dell’estate veniva preso un maialino che veniva lasciato libero per le strade del paese e veniva allevato dall’intera comunità, salvo poi essere sacrificato alla vigilia di Sant’Antonio, appunto il 16 di gennaio». Era questo un modo per passare del tempo in allegria e che permetteva anche alle famiglie più povere di unirsi alla festa.

A Castelmauro invece i ragazzi di ogni quartiere andavano in giro per le case con le carriole in cerca di legna per preparare il falò: una sorta di offerta votiva che dava poi il permesso di sedere al desco che si preparava attorno al fuoco.

IL FUOCO DI sANT'aNTONO AD aCQUAVIVA cOLLECROCIAcquaviva ha in un certo senso mantenuto questo spirito ma, a differenza di Castelmauro che vedeva l’accensione, almeno sino alla fine degli anni ’80, di una trentina di Fuochi Santi, il paese di origine croata, che ha raggiunto le 11 edizioni della celebrazione, ne ha ideato uno solo, acceso in piazza Nicola Neri, proprio antistante le mura della Chiesa di Santa Maria Ester.

L’accensione del fuoco è avvenuta alle 19:00 in punto alla presenza di Padre Joseph che ha benedetto il fuoco, come vuole la tradizione, e recitato una preghiera di ringraziamento, augurando in fine la buona vigilia. Infatti, il 17 gennaio, festa di Sant’Antonio Abate, entra in vigore il Carnevale. Tutte le canzoni (ogni paese che festeggia questa ricorrenza ha una propria nenja in onore del santo) concordano in una strofa “…vi veniamo a salutare con l’onore di questo Santo…Oggi è il 16 di gennaio e tutte le feste ricominciamo…”, in contrapposizione al proverbio legato al 6 gennaio che recita “L’Epifania, tutte le feste si porta via”.

Al momento dell’accensione del fuoco, in una casa di proprietà della signora Maria “de rozze”, alcune signore anziane del paese erano intente al lavoro col “Tombolo” un arnese che serviva al ricamo dei merletti e la “conocchia”, ovvero un lungo bastone che serviva per realizzare i gomitoli di canapa.

In due, con fisarmonica e tastiera, hanno allietato la festa, intervallando i loro interventi con i canti popolari, in italiano e in croato, eseguiti dal gruppo folkloristico locale “I Girasoli Blu”.

E così, tra un canto e l’altro, tra un valzer ed una tarantella, gli organizzatori passavano tra la folla con vassoi ricchi di “scrippelle”, formaggio di vario tipo, “diavullille ruscicarill” (peperoncini al dente), alla luce del falò alto circa due metri e mezzo.

Nel mezzo della serata, una giuria composta da 10 elementi, provenienti da diversi paesi del Molise, si è seduta ad una tavolata ed ha dato inizio alla gara per l’assegnazione della “Salsiccia più buona”. La competizione, a cui hanno preso parte 19 famiglie, ha visto vincitore il prodotto realizzato dalla signora Gilda Papiccio. Il tutto condito con una forte dose di allegria. Al termine della premiazione è giunto il momento tanto atteso. Uno scampanellio lontano avvisava i presenti nella piazza che il Santo stava arrivando per portare la sua benedizione e per portare fortuna a tutti i presenti. Quindi, dopo qualche minuto, in cima alla salita che conduce giù nella piazza è apparso Sant’Antonio (Paolo Mirco) con la sua lunghissima barba bianca appoggiato al bastone recante due campanelline, punzecchiato in continuazione da un diavoletto (Marco Sorella) che hanno dato vita alle innumerevoli scene che vengono poi menzionate nelle strofe della canzone

…Sant’Antonio a lu deserte se cuceva le pantalune, satanasso pe despette je frecatte le bettune Sant’Antonio nen ze ne frega e che lu spaghe se le lega…

Acquaviva Collecroci (CB) la chiesa di Santa Maria Ester(Sant’Antonio nel deserto si rammendava i pantaloni ma il demonio per dispetto gli rubò i bottoni, Sant’Antonio non se ne frega e con lo spago se li lega)

e tante altre particolari situazioni.

Il Santo ha fatto poi un giro attorno al fuoco benedicendo le persone e praticando il segno della croce sulla fronte dei più piccoli, ringraziando la folla per la devozione e facendo scampanellare il suo bastone che, nella tradizione, era un gesto che recava fortuna. Il Santo ha poi ballato in mezzo alla folla che si era stretta in cerchio intorno a lui ed al piccolo diavoletto, anche lui divertito della situazione. Insieme, hanno poi gustato le prelibatezze culinarie, compresi i vari tipi di salsiccia che, al termine della gara, sono state offerti a tutti i presenti.

«Il fuoco può avere vari significati - continua Walter D’Amicantonio – e tutti plausibili. Potrebbe stare ad indicare unaAcquaviva Collecroci (Campobasso) sorta di controllo su quell’elemento che allegoricamente significherebbe un potere più grosso di quello del demonio. Alcune effigi del Santo lo mostrano infatti con una fiammella in mano, e questo forse anche perché la sua origine è Egiziana e nelle canzoni popolari lo si indica sempre nel deserto, per cui quel fuoco potrebbe rappresentare il calore appunto del deserto». Una spiegazione alternativa ci viene invece fornita da Paolo Mirco «Potrebbe anche essere che nei tempi antichi, dato che la festa si effettua in un periodo freddo, la gente abbia ben pensato di accendere un fuoco per attendere l’arrivo del Santo al caldo e da li sia poi partita la presenza perpetua di quello che è stato ribattezzato “fuoco santo”».

Una parte della tradizione parla invece de “la fucare” ossia il fuoco santo purificatore dello Spirito Santo, proveniente dalla grotta di Betlemme, che il Santo avrebbe condotto in giro per il mondo per “battezzare” i cristiani credenti.

Al termine della rappresentazione una spettacolare girandola di fuochi pirotecnici ha chiuso la festa dando a tutti l’arrivederci al prossimo anno.

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